Oggi ho dato insieme a molti altri suoi ex allievi l’ ultimo saluto al Mio Maestro. Voglio essere chiaro fin da subito, questo non vuole essere un post consolatorio ne di sfogo men che meno di condivisione di un sentimento. Non so se detesto di più chi pubblica la notizia di questi eventi su Fb per controllare chi gli ha messo il  mi piace o chi commenta quel post con l’ acronimo RIP. Il dolore, il dispiacere, il senso di vuoto, in generale tutti i sentimenti, se sono autentici sono privati se non addirittura intimi, non è pertanto mia intenzione scrivere queste righe con questo intento. Men che meno scrivo con l’ idea di mandare un messaggio ai familiari del Gianca, quello che dovevamo dirci ce lo siamo detti oggi in quei 30 secondi di abbraccio. Questo però è un blog di Tennis ed oltre che la cronaca cerca di veicolare un po’ di “ cultura tennistica “ ebbene, io vorrei che i nostri atleti conoscessero questa figura che per me è stata centrale ma ha rivestito un ruolo fondamentale nel tennis Spezzino e non solo. Allenatore di una volta, duro, burbero, intransigente sugli aspetti comportantali, dal carisma immenso in campo e fuori, ti portava a fare serie infinite di spostamento, farfalla o triangolo, ti ricompensava a volte con un “ buono Nico “ ed io con quel buono ci andavo avanti altre tre ore. Quasi tutti i giocatori di livello usciti dalle nostre parti sono passati dal campo con lui, Laura Lapi, Annalia Dell’ orso, Cristiana Marradi, Roberto Antonini, Valentina Sassi, per non parlare di Davide Sanguinetti  che il Gianca ha portato fino ad una finale  di Davis ed alla cinquantesima posizione ATP. Si, pensando a questo elenco mi accorgo che sono uno dei pochi che si è allenato con lui ed è rimasto una pippa.

Vero, ma mi ha dato di più, è grazie a lui ( o per colpa sua potrebbe dire qualcuno ) che ho scelto di fare questo lavoro, e’ stato con lui e grazie a lui che ho fatto le prime esperienze lavorative di super lusso, sparring a Davide ed alla Valentina Sassi. Allenamenti semplici, pochi esercizi codificati ripetuti quasi quotidianamente su intensità alte, con tanta attenzione e motivazione. Precursore dell’ autoefficacia, tra i primi ad usare rinforzi negativi per evidenziare la scarsa attenzione durante gli allenamenti il Gianca riusciva ad essere duro ma mai distante, una volta durante un mio match piuttosto combattuto all’ ennesima cazzata, in panchina ruppe la bottiglia dell’ acqua di vetro con un gesto di stizza.  Bravissimo a sintetizzare il suo pensiero riguardo al gioco con frasi semplici, modi di dire che diventavano una sorta di mantra che ancora oggi mi guidano in alcuni momenti della mia professione e della vita. Quando eravamo più giovani e parlavo con Gianni mi diceva che uno dei pochi rammarichi che ha da giocatore è di non essere mai stato allenato da Giancarlo. Se sarò capace di rappresentare per i miei allievi la metà di quello che Giancarlo ha rappresentato per me sarò stato un     signor maestro.

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