RIPORTIAMO VOLENTIERI QUESTO ARTICOLO TROVATO SUL WEB

Oggi vi parlerò di un argomento, ahimè, molto delicato nel mondo dello sport: l’infortunio. Come già sapete, l’infortunio per uno sportivo è come l’arrivo di un barcone d’immigrati per Salvini. Apparentemente sembra una frase ironica, ma vi assicuro che non è per niente semplice uscire dal circuito per un mese, due mesi o anni e poi ritornare a giocare come se nulla fosse accaduto. C’è chi riesce a guarire in fretta perdendo solo qualche settimana di allenamento, c’è chi è costretto a curarsi per mesi e chi invece deve proprio ritirarsi. Nadal e il suo ginocchio sono l’esempio lampante di come un infortunio mal curato possa influire sulla carriera, ma anche Del Potro con la sua tendinite al polso, o Tsonga con il suo dito o la caviglia di Murray..

Questi giocatori hanno uno staff di fisioterapisti e dottori che noi non potremmo neanche immaginare, eppure l’infortunio ritorna spesso, ma perché? Una piccola probabilità potrebbe essere il fatto che noi tennisti non vogliamo fermarci per paura di “essere tagliati fuori dal circuito”, ma questo comporta molti rischi perché quando l’infortunio sembra essere finito, eccolo che ritorna e più doloroso di prima. Spetta allo staff medico fare in modo che il tennista abbia il danno minore possibile. Giocare con dolori è qualcosa che si verifica regolarmente tra i tennisti ma anche tra calciatori e atleti di qualsiasi genere, perché il problema dell’infortunio non riguarda solo noi tennisti ma tutto il mondo dello sport. Gli infortuni lievi sono comuni, quasi inevitabili. Già da piccoli impariamo a convivere con il dolore, impariamo ad affrontare i nostri piccoli problemi che poi da grandi diventano problemoni se non vengono curati per bene.  Il primo obiettivo del fisioterapista è capirne l’origine per evitare di sottovalutare il problema. Nel tennis si vince a breve termine, ma si perde a lungo termine.

Gli infortuni classici di un tennista sono: tendiniti, infiammazioni alla spalla, caviglie, ginocchia o schiena e infine l’infortunio più temuto di tutti, vi presento la mitica EPICONDILITE o meglio il gomito del tennista. imgres

L’epicondilite è stata la mia compagna di vita fino a due mesi fa, sono guarita dopo 8 mesi di cure incessanti e dolorose, 8 mesi di agopuntura, laser, tecarterapia, kinesiterapia e massaggi. Tutto questo è stato causato da me, perché non ho cessato di giocare nonostante il dolore, per evitare di mandare in fumo tutti i mesi di preparazione che hanno visto come protagonisti me e il mio staff all’Accademia di Reggio Calabria. A marzo ho passato il mese più lungo della mia vita, giocando con questa infiammazione per quattro tornei di fila -tornei che mi hanno portato soddisfazioni- ma al termine dei quali mi sono dovuta ritirare perché non riuscivo nemmeno a spazzolare i capelli. Questo è uno dei tanti episodi di infortuni che negli anni mi hanno portata via dal circuito, come per esempio la spalla (6 mesi di terapia), polso (3 mesi di terapia) e infine lo strappo all’addominale (5 mesi). Questi infortuni si sono aggravati perché, ovviamente, non volevo perdere settimane di tornei e allenamenti, e indovinate un pò? E’ successo esattamente ciò che speravo con accadesse. Io sono solo un banalissimo esempio di come gli infortuni possano allontanare dai circuiti sportivi, conosco amici che hanno dovuto mandare in fumo una carriera per colpa di un ginocchio, o una spalla, o un polso.

Se posso darvi un consiglio sulla base della mia esperienza personale, non siate frettolosi, curate bene i vostri infortuni! Ne vale della vostra carriera tennistica e sportiva in generale

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