Ancora una volta attingiamo a GRANTENNIS ed alla sua rubrica il braccio e la mente per leggere le parole di Pippo Giordano che ci parlerà questo mese di un argomento a noi molto caro e spesso sottovalutato, la gestione del post gara……buona lettura.

 

Spesso si parla di come preparare il match. Assai meno di come gestire il “post match”, che spesso, come nel mio caso (sono padre di un bimbo di 11 anni che fa agonistica) è altrettanto importante. Occorre infatti a mio parere garantire un adeguato equilibrio tra la necessita di non responsabilizzare troppo il bambino (specialmente in caso di sconfitta) con quella di individuare comunque degli spunti di miglioramento. Gradirei avere la sua opinione in merito. Gianluca

Sono da sempre convinto dell’importanza dell’analisi post match, perché dà sicuramente indicazioni importanti e di vario tipo. Mi permette di verificare tanti aspetti e tutti molto interessanti:
– quanto mi sia attenuto alla strategia programmata per affrontare il mio avversario;
– come abbia giocato e mi sia comportato, in termini tecnici e fisici;
– quale tipo di atteggiamento mentale e tattico ho avuto durante lo svolgimento dell’incontro.
Sono solo alcuni esempi degli spunti che possono essere tratti da un’analisi dell’incontro appena concluso. Una verifica di quanto accaduto mi consente inoltre di valutare le mie potenzialità, gli aspetti su cui lavorare in prospettiva di un ulteriore miglioramento. Gli aspetti tecnici, tattici, atletici, mentali vanno analizzati separatamente anche se sono pur sempre intimamente connessi e reciprocamente condizionanti.
Per quanto riguarda l’aspetto mentale, in particolare, è assolutamente indispensabile fare un’analisi che valuti l’atteggiamento (come espressione della determinazione espressa durante tutto il match) e quanto questo atteggiamento sia stato costante o, nel caso di pause di rendimento, quanto io sia stato in grado di reagire al calo o invece mi sia totalmente assentato. Considerando poi che la partita è la concretizzazione del lavoro svolto in allenamento, risulta importante verificare quanto ciò che è stato provato in allenamento sia stato riportato in partita e, al tempo stesso, quanto ciò che abbiamo notato negativamente in partita possa diventare un prossimo tema da affrontare in allenamento. Un aspetto che mi preme però far notare è che l’analisi al termine dell’incontro assume un significato forte se la si interpreta come conclusione di una analisi costantemente realizzata durante il match, che personalmente predico da tempo. L’atleta ha la necessità e la convenienza di verificare costantemente il suo comportamento, sotto tutti i punti di vista, durante lo svolgersi della partita. Solo così può restare costantemente agganciato all’incontro, in grado quindi di controllare lo sviluppo dell’incontro e la validità della gestione dello stesso.
Ma, vi domando, nella vita di tutti i giorni, non risulta usuale fare un punto della situazione al termine della giornata? E questo è cosi diverso dall’analisi dell’incontro? Lo possiamo paragonare al nostro impegno lavorativo o scolastico che si è sviluppato nell’intera giornata di lavoro? E al termine di questa analisi non ci capita di elogiarci e godere della soddisfazione per i risultati ottenuti? O di cercare spunti di miglioramento per il futuro? Qualcuno al termine di un incontro perso o comunque da un’esperienza negativa, si deprime o si critica ferocemente. Questo atteggiamento non lo consiglio. Preferisco un giudizio critico, in funzione di un impegno migliorativo e stimolante. Comunque consiglio un’analisi obiettiva e funzionale. Abituiamoci a farla e (attenzione!!) a mente lucida, dopo aver smaltito l’eventuale rabbia in caso di sconfitta, con lo scopo di giudicare il nostro operato e trarre tutte quelle indicazioni che servono per crescere e continuare a credere in noi e nella possibilità di ottenere i risultati che, in base ad uno studio oculato delle nostre potenzialità, abbiamo definito.

Buon lavoro

Giuseppe Giordano

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